Come funziona la ricerca di Google

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Come funziona la ricerca di Google? Oggi più che mai la politica americana, e non solo, se lo chiede onde evitare il pericolo di una ricerca manipolata.

In verità il pericolo che Google decida autonomamente cosa e quando far vedere al singolo utente è del tutto infondata. A nostro avviso non c’è di che preoccuparsi perché i risultati sono “tarati” sul singolo utente, ma in modo del tutto libero e senza implicazioni di alcuna sorta.

Tutti noi sappiamo che Google utilizza il software per  sottoporre a scansione costantemente i siti web alla ricerca di nuove informazioni condivise sul Web e questa sua scansione in gergo tecnico si chiama crawl.

Google indicizza le informazioni cercate e le memorizza sui server di Google, in modo che la prossima volta che si digita un argomento ha già un’idea di cosa presentare all’utente.

Per ottenere le informazioni più pertinenti quando si digitano le parole di ricerca o query, Google utilizza una serie di algoritmi che tengono conto di fattori quali la scelta delle parole, il traffico del sito, la facilità di utilizzo di un sito e l’esperienza delle fonti, nonché la posizione, le impostazioni e la cronologia delle ricerche del singolo utente.

Tantamount è l’autorevolezza di un sito Web, che Google determina utilizzando una serie di segnali, tra cui la frequenza con cui altri siti si collegano a quel sito e quanto autorevoli sono quei siti di collegamento. Ciò porta a una sorta di situazione di auto-rafforzamento: Google considera un sito autorevole perché è sempre più autorevole.

Quindi se autorevolezza porta sempre più autorevolezza l’unico gap che si potrebbe riscontrare è se viene in modo sbagliato divulgata una notizia senza che si siano accuratamente verificate le fonti.

E spesso proprio la necessità di battere una notizia fresca fa sì che i siti di notizie non siamo totalmente attendibili e accurati, ma l’algoritmo di Google li continuerà a vedere come fonti attendibili.

Google aggiorna costantemente i suoi algoritmi di ricerca, ma prima di implementare ampiamente qualsiasi modifica, esplora il modo in cui i gruppi di test interagiscono con la modifica e consulta anche i suoi migliaia di “search quality rater“, che con i test A / B misurano la pertinenza dei risultati vecchi e nuovi per vedere quale dà le risposte migliori.

I rater di Google non decidono cosa si qualifica come fonte autorevole, ma dicono se le informazioni recepite da quella fonte sono o no le informazioni che stavano cercando.

Da nessuna parte nelle linee guida o nei suoi algoritmi, dice Google, valuta l’ideologia politica di un sito ed è per questo motivo, come dicevamo ad inizio articolo, che è impossibile che Google monopolizzi i risultati di ricerca a suo piacimento.

Gli algoritmi di Google sono tutt’altro che perfetti e ci sono stati numerosi casi in cui i risultati di ricerca non sono stati autorevoli.

Gli answer box di Google che appaiono direttamente nella parte superiore di una query di ricerca e quindi sembrano “l’unica vera risposta” sono spesso “colpiti” da errori, e tornando alla politica americana non è poi così difficile trovare falsi risultati che affermano che gli ex presidenti erano membri del KKK o che il presidente Obama stava istituendo una legge marziale.

Ecco perché dopo che i tanti algoritmi hanno fatto errori fin troppo evidenti come dare visibilità a fonti che distribuivano intenzionalmente disinformazione con incitamento all’odio, Google ha aggiornato il suo algoritmo per preferire fonti più autorevoli.

E gli algoritmi di Google possono mostrare distorsioni, ma non contro i gruppi e le ideologie che alcuni poitici sostengono siano i suoi obiettivi.

Ecco quindi la risposta più che certa: Google (ossia i suoi vertici) può avere simpatie per qualcuno o qualcosa, ma essendo una macchina progettata per fare soldi sarebbe fin troppo semplicistico affermare che si orienti più o meno palesemente verso qualcuno o qualcosa.

Forse sarebbe meglio fare una riflessione più eterogenea e pensare che gli algoritmi altro non sono che sequenze numeriche e come tali codificano in astratto un comportamento che mai potrà essere equiparato a quello dell’uomo in tutto e per tutto.

Molto probabilmente la società sta andando verso una visione estremamente narcisistica di Google, dove gruppi più o meno influenti vogliono credere di essere così importanti (come i loro problemi) da essere bersagliati da Google e i suoi dipendenti tanto da manipolare attentamente i loro risultati di ricerca.

Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2005, titolare dello studio di consulenza marketing AppTur, come copywriter mi occupo di seo copy e seo writing per aziende e web agency a livello nazionale

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